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Un sabato alla Casa Museo Enzo Ferrari

settembre 23, 2012

L'esterno della Casa Museo Enzo FerrariVista la mia cocente passione per la Ferrari, dopo essere stata l’anno scorso a Maranello, non potevo mancare all’appuntamento con la Casa Museo Enzo Ferrari, inaugurata nel marzo 2012. Un sabato caldo e soleggiato mi è sembrato perfetto: partenza in treno da Firenze alle 8 del mattino, arrivo a Modena alle 10. Il museo è facilmente raggiungibile a piedi dalla stazione, pochi minuti e ci si ritrova in via Paolo Ferrari numero 85, di fronte a un minimale cartello d’ingresso colorato con quel giallo unico che fa da sfondo al cavallino rampante.

Panoramica internoLa prima cosa sorprendente è che chi si aspetta di trovarsi di fronte un museo classico, pieno di cimeli volutamente impolverati, dal sapore vintage, messi lì per divinazzare un grande personaggio come Enzo Ferrari, si sbaglia di grosso. Perchè il museo è l’esatta sintesi tra passato e futuro (e sicuramente questo sarebbe piaciuto moltissimo a uno come lui): di fronte alla vecchia casa natale (e officina) del papà del cavallino rampante perfettamente restaurata esternamente, c’è la struttura avveniristica firmata dall’architetto Jan Kaplicky. Un gioco di specchi e forme aerodinamiche che somigliano a un enorme cofano giallo: incredibile il colpo d’occhio. Non sono in realtà una fanatica di architetture dal design moderno, ma questa qui mi ha fatto impazzire. Ancora di più quando ho scoperto che la struttura è decisamente ecosostenibile: impianto geotermico di riscaldamento, impianto di riciclo delle acque e utilizzo soprattutto della luce naturale (c’è un foro che permette di far arrivare la luce che entra dalle enormi vetrate anche alle sale al piano inferiore dedicate a eventi o conferenze). All’ingresso la biglietteria of course (13 euro il biglietto intero), una caffetteria e uno store. Passata la soglia si apre uno spazio espositivo enorme privo di barriere architettoniche: un mare bianco che non fa che esaltare i colori e le linee delle auto in esposizione. Su queste potrei scrivere decine di righe, ma lascio l’emozione ai vostri occhi. Ho scoperto che, in realtà, le automobili in esposizione cambiano ogni tot di tempo (cosa che potrebbe portarmi a ritornarci spesso): io ne ho viste di splendide, dall’Alfa Romeo bimotore del ’35 con cui Nuvolari fece il recordi dei 335 km/h sulla Firenze-mare alla Maserati Bora, finendo con la “mostruosa” Giugiaro Brivido, presentata all’ultimo Salone di Ginevra.

Alfa Romeo 40-60 del 1914  Ferrari 166  Il volante di un'altra Ferrari 166  Maserati Bora

Allo specchio fuori la Casa MuseoOltre alle auto in sè è bellissimo il percorso espositivo lungo le pareti che, attraverso centinaia di documenti, racconta tutti gli intrecci tra il mondo dell’automobile e il territorio modenese attraverso aneddoti e personaggi che altrimenti sarebbe difficile conoscere da soli. Forse per alcuni potrà sembrare barboso ma invece è una delle cose che mi è piaciuta di più del percorso espositivo. Per esempio le foto di uno dei fratelli Maserati con la sua prima biciletta a motore, i documenti dei primi progetti di autocarri elettrici, le lettere di Enzo Ferrari alla sua futura moglie su carta intestata Alfa Romeo (romanticismo rampante). Al piano inferiore c’è anche una piccola sala cinematografica che proietta due documentari su Enzo Ferrari e una sala utilizzata per eventi e presentazioni. Unica pecca per me sono state le pedane su cui erano esposte le auto: per me che sono 1,60 erano troppo alte, mi sono persa un sacco di dettagli degli interni che avrei voluto vedere. Ah, ricordatevi: vedere ma non toccare. Tutte le vetture hanno l’antifurto, appena provate a fargli una carezza suona tutto!

L'ufficio di Enzo FerrariUna volta usciti da quell’enorme cofano giallo eccoci proiettati nella semi oscurità della casa natale di Ferrari: anche queste non è esattamente come uno se l’aspetta. All’interno non ci trovate nulla che assomigli ad una casa: vi trovate un percorso multimediale che racconta la storia del costruttore modenese attraverso sei filmati proiettati su una strana struttura modulare anche questa completamente bianca (la visione, in realtà, non è facilissima perchè la proiezione non avviene su una superficie piatta). Poi ci sono alcune sale in cui vengono raccolti alcuni cimeli (tranquilli, ci sono i mitici occhiali scuri dietro cui Enzo Ferrari preferiva celarsi per colpa di quella eccessiva sensibilità alla luce), gli arredi originali del suo ufficio a Maranello che è stato completamente ricostruito, la storia e tutte le trasformazioni del logo del cavallino rampante, e anche una bellissima parete dedicata a quello che lui chiamava “museo degli errori” dove raccoglieva tutti i pezzi Ferrari che si erano rotti in gara (non lo sapevo!). Forse la visita alla casa è un tantino deludente, ma nel complesso i 13 euro del biglietti li vale tutti.

La cosa più bella della Casa Museo Enzo Ferrari è che non c’è alcuna sovrapposizione con il museo storico di Maranello. E soprattutto che non si tratta di un monumento alla sua persona, non c’è alcun interesse nel divinizzarlo a tutti i costi. E’ un percorso che racconta la storia straordinaria di un’Italia migliore, un intreccio tra il territorio e il genio di uomini altrettanto straordinari.

Ecco cosa si impara a SQcuola (di blog)

aprile 24, 2012

SQcuola di Blog si sta rivelando un’esperienza eccezionale. Dal punto di vista professionale e da quello umano. Ero la prima ad essere scettica sulla qualità di un master a distanza e soprattutto gratuito in social media marketing. E mi chiedevo quanto potesse essere utile a me, che sarò pure una (mezza) nativa digitale, ma che poi lavoro nel più tradizione dei quotidiani cartacei. Eppure Sqcuola di Blog è diventata un’incubatrice di stimoli, pensieri e idee. Stimoli che nascono da un confronto durato un weekend intero in quel di Parma. Una continua battaglia di idee che trovano la loro ragion d’essere nel provenire da una comunità che da virtuale si è fatta reale.

Cosa ho imparato? Così tanto che non credo basterà un blog intero. Però adesso so cosa sono in grado di generare le mamme blogger, so che ormai ogni individuo (come dice la grandissima Paola Bonini) diventa un media e che la sua capacità di comunicare è uguale alla sua capacità di generare relazioni, ho scoperto che chi lavora nel social media marketing non può pesare il proprio lavoro tanto al kg, e che per essere creativi a volte basta saper copiare. E poi una delle cose più importanti: che solo dal confronto con le aziende, con i manager in carne ed ossa, si può provare a ridurre le distanze e a costruire qualcosa di buono, per noi e per loro.

Un’ultima cosa (la più importante): ogni esperienza, professionale o formativa che sia, diventa degna di nota solo quando è accompagnata dai rapporti umani. Capita così che un gruppo di persone che prima erano solo un nome dietro uno schermo si trasformino in volti con parole, suoni, espressioni (di gioia o di stanchezza), risate e abbracci. Quel clima goliardico da gita di classe e da notte prima degli esami insieme. Non so che dire. Non volevo ripartire, pensavo al fatto che forse non ci saremmo rivisti, mi mancavate già all’uscita dell’autostrada. E’ normale aver stretto amicizia più con alcuni che con altri (eravamo troppi e con troppo poco tempo a disposizione purtroppo), ma vi dico grazie uno per uno, perchè con quel pezzetto di voi che mi son portata via, mi sento più preziosa. E credo che la cosa più bella sia che abbiamo fatto qualcosa di straordinario nel nostro piccolo, ma lo abbiamo fatto insieme, come gruppo. Un ringraziamento finale a chi ha reso possibile tutto questo: non so come avete fatto a mettere su una cosa del genere, ma ci siete riusciti!

(A chiunque stesse leggendo questo post nel 2013: va tutto nel listening #sapevatelo)

P.s. il lancio dell’hashtag #sdbinlove è stato un fallimento. Sono ancora single!🙂

Giunti Y: quando la comunicazione con l’utente non esiste.

marzo 11, 2012

Mi ero messa in testa, provando ad unire il mio interesse verso il settore editoriale con quello nei confronti del social media marketing, di monitorare l’uso dei social network da parte delle principali case editrici italiane (i risultati in uno dei prossimi post).

Cercando su Facebook la casa editrice Giunti, mi sono imbattuta in Giunti Y: si tratta di un progetto molto interessante rivolto a ragazzi e ragazze “Young Adults”, come loro li definiscono.

Non è una semplice collana editoriale, ma un contenitore che ospita non solo romanzi ma anche film, musica, saggi e gadget per soddisfare la curiosità di lettori e lettrici della generazione Y.

Y è alla ricerca di ragazzi e ragazze che siano suoi portavoce: gli Y Ambassadors.
Gli Y Ambassadors saranno i primi a conoscere le novità, a leggere libri imperdibili, a scoprire autori di culto e film mai usciti in Italia… tutto questo prima ancora che entrino sul mercato e diventino fenomeni di massa.

L’unico requisito fondamentale richiesto per entrare a far parte di questo gruppo è la voglia di comunicare attraverso il web. Periodicamente chi entra a far parte degli Y Ambassadors riceve gratuitamente un prodotto di Y non ancora in commercio. Devo valutarlo, recensirlo e creare interesse intorno al prodotto grazie al passaparola sulweb (ma anche “a voce, via mail, al telefono, tramite sms”, c’è scritto sul sito). Un altro aspetto importante è quello del “circolo della fiducia“:

Tra Y ed i suoi Ambassador non devono esistere incomprensioni. Ogni comunicazione avviene alla luce del sole o, per meglio dire, con la testimonianza sul web. Sia Y che i suoi Ambassador devono impegnarsi a svolgere il proprio compito basandosi sulla regola dell’onestà di opinione: è fondamentale dire sempre ciò che si pensa. Sia che il parere sia positivo che negativo, un prodotto Y deve essere sempre giudicato in maniera sincera.

Mi sembrava un progetto innovativo e con una formula di coinvolgimento diretto che si vede raramente, tanto da volerne fare parte. Così ho seguito le istruzioni e ho scritto all’indirizzo email che ho trovato sul sito, complimentandomi per l’iniziativa e chiedendo maggiori info su come entrare a far parte degli Y Ambassador. Non ho ricevuto risposta, dopo qualche settimana ho riscritto una seconda volta, di nuovo il silenzio. Allora ho lasciato un messaggio in bacheca sulla pagina Facebook (che viene aggiornata di frequente). Ho commentato il mio stesso post in bacheca dopo l’ennesimo giorno di silenzio in maniera davvero scocciata, la stessa cosa ho fatto su Twitter. Mai nessuna risposta.

Mi chiedo che senso abbia fare un progetto così e poi non degnarsi di rispondere alla gente. Ammettiamo che l’email per qualche strana congiunzione astrale non sia giunta a destinazione. Ma su Facebook e su Twitter è impossibile non leggere un messaggio di semplice richiesta informazioni da parte di un lettore che vuole far parte del progetto con entusiasmo.

Insomma l’ennesimo caso di un grande marchio (perchè Giunti è uno dei principali gruppi editoriali italiani) che ancora non ha capito le regole basilari del rapporto con i clienti sul web 2.o, specialmente nell’ambito di un progetto che si basa proprio sul coinvolgimento diretto e sulla condivisione degli utenti. Tra l’altro Giunti sui social network non ha nemmeno una pagina principale, ma esistono pagine e profili delle diverse aree (come Giunti Scuola o Giunti Progetti Educativi, oltre che le pagine per le riviste). Giusta la suddivisione, altrimenti un’unica pagina sarebbe ingestibile, ma anche una pagina principale non sarebbe male, altrimenti non capisco il senso di una presenza frammentata sui social network.

Insomma se qualcuno di voi volesse partecipare al progetto di Y Giunti, io vi auguro buona fortuna. Anche perchè loro scrivono: “Che cosa stai aspettando? Contattaci! Y ha bisogno di te!”.

Ogni commento ulteriore mi sembra superfluo. Naturalmente ci tengo a precisare che questo post è frutto della mia esperienza poco piacevole, probabilmente centinaia di altri ragazzi sono diventati Y Ambassador senza alcun problema.

Qui i riferimenti:

http://y.giunti.it/

https://www.facebook.com/GiuntiY

https://twitter.com/#!/GiuntiY

 

Alla scoperta di Pinterest: il nuovo social network visivo

marzo 3, 2012

ImageIn principio era la bacheca. Rigorosamente di sughero. E con decine di puntine che fissavano foto, biglietti del cinema, lettere, post-it (proprio come questa che ancora troneggia sulla parete della mia scrivania, sono una donna old style si sa). Oggi nell’era del web 2.0 c’è Pinterest: il nuovo social network decisamente “visivo” che sta spopolando in Rete (soprattutto fra il gentil sesso, a quanto pare). Una bacheca virtuale dove possiamo fissare con una puntina (pin) foto o video che in qualche modo ci colpiscono, ci descrivono, ci interessano (interest).

Il sistema di condivisione delle immagini è semplicissimo perchè al momento dell’iscrizione su Pinterest (attraverso cui si accede con il proprio account Twitter o Facebook) c’è una facile procedura che ci farà installare il pulsante “Pin” direttamente sulla barra del nostro browser. Tutte le volte che troveremo un contenuto visivo che ci piace, con un semplice click potremo postarlo sul nostro profilo. La nostra pagina personale su Pinterest è organizzata per Boards (bacheche) suddivise per argomenti: io per esempio ho scelto libri, foto, musica, cinema e moda (ma ognuno Imagepuò modificarli come vuole, rinominandoli, aggiungendone di nuovi). Pinterest ha preso da Twitter l’idea dei followers (anche qui possiamo seguire ed essere seguiti) e il concetto del Retweet che qui diventa Repin (cioè condividere sulla nostra board un’immagine postata da un altro utente), mentre da Facebook ha preso in prestito il meccanismo del Like (il ‘mi piace’).

Lo uso da poco e il profilo non ha ancora un numero sufficienti di immagini per avere un certo impatto visivo, ma ammetto che è un social network dal grande fascino. Specialmente per chi trova più facile esprimersi e raccontarsi attraverso immagini (ed è per questo che è particolamente amato dalle donne). Certo, mi sembra che i social network stiano diventando sempre più “oggetti” per gente pigra (in effetti chi ce l’ha più il tempo per dedicarsi a scrivere un blog? Meno male che twitter coi 140 caratteri ci ha salvato la vita) e che facciano fatica a portare davvero qualcosa in più. Sono curiosa di capire come le aziende possano trarre vantaggio da un social network come Pinterest… intanto cerco di scoprire quali marchi ci sono e come lo utilizzano. Stay tuned!

Ah, su Pinterest mi trovate come @Cosmopablita

p.s. C’è un bellissimo articolo di Nathan Jurgenson pubblicato su La Lettura, leggetelo!

(Photo by http://it.ejo.ch)

L’amore secondo Staino. Niente noia e tanta ironia

febbraio 27, 2012

Bobo è alla scrivania, mentre Bibi rientra a casa. «Amore, ecco la spesa per te: le suole mangia odore, lo spray per i piedi, il deodorante per le ascelle, la lozione antiforfora, gli sciacqui contro la piorrea, le pillole antiossidanti e quelle energetiche…». E Bobo pensa tra sé: «E’ proprio vero, è l’amore che crea la coppia ma è la chimica che la difende».

Scene di vita ironiche e tenere della coppia (e della famiglia) nata dalla matita di Sergio Staino sono adesso raccolte nel libro «Stenoterapia dell’amore» (Salani Editore) che verrà presentato mercoledì alla Biblioteca delle Oblate. Una carrellata di siparietti che Staino prende in prestito dalla sua vita di coppia per riadattarle su carta, affrontando con una risata tutti i clichè della vita amorosa. Bobo e Bibi questa volta non sono completamente immersi nella realtà sociale (e politica) come siamo soliti vederli, ma restano confinati nelle mura domestiche del loro amore: «L’idea è stata di Maria Grazia Mazzitelli, responsabile della Salani – racconta Staino – Avevo sempre mischiato le storie familiari di Bobo con la realtà politica e non avevo mai pensato di separarle. Ero scettico ma invece è venuta fuori una storia coerente».

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Contro Anobii ecco il fiorentino Yabooks

febbraio 24, 2012

Uno spazio pensato per gli amanti della lettura. Un luogo virtuale dove i lettori possano leggere, pensare, creare e, naturalmente, come vuole la logica del web 2.0, condividere. Si tratta di Yabooks, il nuovo social network tutto dedicato ai libri, nato in terra fiorentina: «L’idea è venuta fuori qualche anno fa durante una serata goliardica tra un gruppo di amici che condividono la passione per i libri e anche un certo scontento per quello che spesso offre il mercato editoriale», racconta Giusy Teresano, una delle fondatrici insieme a Francesco Passa, Luca Signorini, Massimo Romano e Giovanni Tomaino.

Yabooks di certo non potrà impensierire il colosso Facebook, ma il suo “concorrente” diretto potrebbe essere considerato Anobii, il social network della lettura nato nel 2005 e ormai tradotto il 15 lingue: Yabooks dà la possibilità al proprio utente di creare la propria libreria, compilare una lista desideri, scrivere recensioni e votare libri, scambiare opinioni e consigli letterari con altri utenti proprio come fa Anobii, in più ha anche la chat, i messaggi e le richieste di amicizia in perfetto stile Facebook, ma va oltre: «É una community sui libri, un progetto che vuol promuovere la cooperazione tra lettori e scrittori perche possano avere voce in capitolo sulle scelte editoriali del mercato librario». Per farlo i creatori di Yabooks hanno pensato ad un coinvolgimento attivo di tutti gli attori del mondo editoriale: chi legge e fa delle recensioni che ottengono tanti voti dagli altri utenti, acquisisce una serie di “crediti”che utilizzerà per comprare dei libri a prezzi scontati, chi scrive potrà mandare i propri racconti che verranno giudicati dagli utenti stessi del sito, e i piccoli editori coinvolti nella pubblicazione potranno usufruire di maggiore visibilità grazie al portale: «Il mondo editoriale pubblica sempre gli stessi libri, invece ci sono tantissimi autori che meriterebbero di andare in libreria. Vogliamo dare voce a questi scrittori, che vengono scelti e sostenuti dal loro pubblico, quello dei lettori».

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Riecco la Madonna dipinta per i signori della moneta

dicembre 13, 2011

Un dipinto che trasuda storia, quella del Trecento fiorentino.  Un’opera che sintetizza il sentimento di tensione tra valori spirituali ed economici che si respiravano alle soglie del Rinascimento.  E che adesso torna al suo splendore, dopo oltre sette mesi di restauro, pronta per la mostra I banchieri, Botticelli e il rogo delle vanità che s’inaugurerà il 17 settembre a Palazzo Strozzi.

Si tratta dell’enorme tavola (ha una superficie di sette metri quadrati e un peso di 220 kg) intitolata Incoronazione della Vergine, ma meglio conosciuta come Incoronazione della Zecca.  Sì perché questo imponente dipinto, datato 1372-1373, fu commissionato dagli Ufficiali della magistratura fiorentina che soprintendeva al conio del Fiorino per abbellire la residenza dei Signori della Moneta.  I documenti spiegano la sua genesi: l’opera fu commissionata a tre pittori, Niccolò di Tommaso, Simone di Lapo e Jacopo di Cione, fratello minore del più famoso Andrea di Cione, conosciuto come Orcagna.  Ma nei tratti di questo dipinto a sei mani, appaiono prevalenti soprattutto i caratteri tipici di Jacopo di Cione.

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